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Emissioni zero entro il 2035: a che punto siamo davvero

Ambra Orlandi Marzo 18, 2026
emissioni zero 2035

emissioni zero 2035

Obiettivi europei, revisioni normative e sfide industriali: la transizione verso la mobilità a zero emissioni procede tra accelerazioni e compromessi

La transizione verso una mobilità a zero emissioni rappresenta uno dei pilastri delle politiche climatiche europee. Il traguardo fissato dall’Unione Europea è noto: entro il 2035 le nuove auto e i nuovi furgoni immatricolati dovranno ridurre del 100% le emissioni di CO₂ allo scarico rispetto ai livelli del 2021, con l’obiettivo di arrivare a veicoli che emettano 0 grammi di CO₂ per chilometro. 

Si tratta di una delle misure più ambiziose del Green Deal europeo e del pacchetto climatico “Fit for 55”, pensato per accompagnare l’Europa verso la neutralità climatica entro il 2050. Ma a oltre dieci anni dalla scadenza, la domanda resta aperta: l’Europa è davvero sulla strada giusta per raggiungere questo obiettivo?

Il quadro normativo europeo verso il 2035

Il punto di partenza è il regolamento europeo sulle emissioni delle auto e dei veicoli commerciali leggeri, che stabilisce una progressiva riduzione delle emissioni medie di CO₂ prodotte dai nuovi veicoli venduti nell’Unione Europea. Il percorso è scandito da tappe precise:

Riduzioni progressive delle emissioni

– Riduzione del 15% delle emissioni entro il 2025

– Riduzione del 55% per le auto nuove entro il 2030

– Azzeramento delle emissioni allo scarico per le nuove immatricolazioni nel 2035 

Questa impostazione ha avuto un effetto dirompente sul settore automotive. I costruttori hanno accelerato gli investimenti nell’elettrificazione della mobilità, nello sviluppo di batterie più efficienti e nell’adozione di piattaforme dedicate ai veicoli elettrici.

Allo stesso tempo, la normativa non riguarda i veicoli già immatricolati: benzina e diesel continueranno a circolare anche dopo il 2035, perché il divieto riguarda esclusivamente la vendita di nuove auto con emissioni allo scarico.

Le revisioni del Green Deal e il dibattito politico

Negli ultimi anni, tuttavia, il percorso verso il 2035 è diventato oggetto di un acceso dibattito politico e industriale. Diverse capitali europee e numerosi costruttori hanno chiesto maggiore flessibilità, sostenendo che la transizione verso l’elettrico potrebbe essere più complessa del previsto.

Nel 2025 la Commissione europea ha aperto alla possibilità di una revisione delle regole, introducendo un approccio più flessibile basato sulla cosiddetta neutralità tecnologica. Questo significa lasciare spazio anche a soluzioni alternative, come e-fuel e biocarburanti, purché contribuiscano alla riduzione delle emissioni complessive. 

Secondo alcune proposte emerse nel dibattito europeo, l’obiettivo del 2035 potrebbe essere riformulato prevedendo una riduzione del 90% delle emissioni invece del 100%, consentendo quindi una piccola quota di veicoli con motore termico alimentati da carburanti a basse emissioni. 

Il confronto politico resta aperto: da un lato i Paesi che chiedono maggiore gradualità, dall’altro quelli che temono un indebolimento degli obiettivi climatici.

Il ruolo dell’industria automobilistica

La trasformazione del settore automotive è già in atto. I principali gruppi automobilistici europei hanno annunciato piani di elettrificazione massicci, con miliardi di euro investiti nello sviluppo di batterie, software e infrastrutture.

Tuttavia, l’industria segnala alcune criticità strutturali:

Le principali sfide industriali

– costi elevati delle batterie

– dipendenza dalle materie prime critiche

– concorrenza crescente dei produttori cinesi

– infrastrutture di ricarica ancora insufficienti

Secondo alcune stime, solo una parte delle vendite di auto nel 2025 è rappresentata da veicoli elettrici, mentre la quota necessaria per rispettare pienamente la traiettoria del Green Deal sarebbe molto più alta. 

Questo gap tra obiettivi politici e realtà del mercato rappresenta una delle sfide più delicate per il futuro dell’industria europea.

La questione infrastrutture e energia

Un altro elemento decisivo riguarda l’ecosistema energetico. La diffusione dei veicoli elettrici richiede infatti un aumento significativo delle infrastrutture di ricarica e una maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili.

Se l’elettricità utilizzata per alimentare i veicoli proviene da fonti fossili, infatti, il vantaggio ambientale dell’elettrico si riduce sensibilmente. Per questo motivo la transizione verso la mobilità elettrica è strettamente legata alla crescita delle energie rinnovabili e alla modernizzazione delle reti energetiche.

In parallelo, la Commissione europea sta lavorando anche su altre filiere industriali, come quella dell’acciaio a basse emissioni, fondamentale per ridurre l’impronta climatica dell’intero ciclo produttivo dell’automobile.

Un settore strategico per la decarbonizzazione europea

Il trasporto stradale rappresenta una quota significativa delle emissioni di gas serra in Europa. In particolare, il settore è responsabile di oltre il 20% delle emissioni complessive dell’Unione Europea, rendendo indispensabile una trasformazione profonda del sistema di mobilità. 

Accelerare la decarbonizzazione dei trasporti potrebbe ridurre la pressione su altri settori industriali e contribuire in modo decisivo al raggiungimento degli obiettivi climatici europei.

Il 2035 resta una data simbolo

Nonostante le discussioni politiche e le revisioni normative, il 2035 continua a rappresentare una data chiave per la mobilità europea. Più che una scadenza rigida, è diventato un punto di riferimento per orientare investimenti, innovazione tecnologica e strategie industriali.

Il futuro della mobilità potrebbe essere più articolato di quanto immaginato inizialmente: veicoli elettrici, idrogeno, carburanti sintetici e nuove soluzioni energetiche potrebbero convivere in un ecosistema sempre più diversificato.

Ciò che appare certo è che la transizione è già iniziata. E il modo in cui Europa, industria e consumatori affronteranno i prossimi dieci anni determinerà non solo il futuro dell’automotive, ma anche la capacità del continente di mantenere la propria leadership nella lotta globale contro il cambiamento climatico.

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